Sapere in che modo le persone sono riuscite a mantenere l’astinenza dal tabacco grazie alla sigaretta elettronica, può aiutare altri fumatori a smettere di fumare con il vaping”. Queste le conclusioni di uno studio appena pubblicato su Harm Reduction Journal, condotto da Sarah Victoria Gentry, Emma Ward e Caitlin Notley della University of East Anglia, insieme a Lynne Dawkins della London South Bank University e Richard Holland della University of Leicester. Lo scopo della ricerca, come si evince dal titolo “Reported patterns of vaping to support long-term abstinence from smoking: a cross-sectional survey of a convenience sample of vapers”, è quello di capire la relazione fra le caratteristiche della sigaretta elettronica e il modo in cui si utilizza da una parte e la ricaduta nel fumo o l’astinenza dall’altra. In parole povere se il tipo di e-cigarette usata e come la si utilizza influiscano sul successo nello smettere di fumare.
Il campione preso in esame, tramite un sondaggio trasversale online, era composto da 371 britanniche con esperienza del vaping, che erano riuscite a mantenere l’astinenza dal fumo o che vi erano tornate. I fattori che hanno portato alla ricaduta nel fumo sono stati esaminati usando diversi modelli di regressione lineare e logistica. I risultati sono interessanti e confermano quanto emerso da altri studi simili. L’86,3% dei partecipanti ha dichiarato di non fumare da molto tempo e di voler continuare a usare la sigaretta elettronica. La maggior parte ha iniziato a svapare usando una vape pen (il 45,8%) o una cig-a-like (il 38,7%) ma è poi passata a un dispositivo con tank (l’89%). Secondo quanto riportato dal sondaggio, chi utilizza un sistema a tank o una vape pen ha meno probabilità di tornare a fumare di chi usa una cig-a-like.

Attenzione anche alla concentrazione di nicotina utilizzata. Spesso chi vuole smettere di fumare tende a forzare le tappe della disassuefazione dalla nicotina, ma non sembra una buona idea. “C’è una associazione inversa – scrivono gli autori della studio – fra la iniziale concentrazione di nicotina dichiarata e la ricaduta nel fumo, che interagisce col tipo di device”. “Il rischio di ricaduta nel fumo – chiarisce lo studio – appare maggiore se si inizia a svapare con un liquido a bassa concentrazione di nicotina e/o una cig-a-like”. I partecipanti, inoltre, hanno dichiarato di essere passati dalla iniziale cig-a-like con liquidi al gusto di tabacco a sistemi a tank con liquidi fruttati e dolci. Dunque chi abbandona il fumo per il vaping generalmente transita per i gusti tabaccosi per arrivare ad aromi che lo distanzino dal tabacco combusto. Una nozione che è bene ribadire, soprattutto in periodo di revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (Tpd).
I risultati di questo studio – riassumono in conclusione gli autori – indicano che la scelta dei prodotti per sigarette elettroniche e dei liquidi utilizzati può avere un impatto sulla ricaduta nel fumo di tabacco. Coloro che iniziano a svapare con un dispositivo meno sofisticato e/o un e-liquid con una concentrazione di nicotina inferiore possono essere maggiormente a rischio di ricaduta nel fumo di tabacco. I modelli di autovalutazione dell’uso dei dispositivi da parte dei vaper suggeriscono che i modelli cambiano nel tempo, con molti utenti che passano da dispositivi meno sofisticati, simili a sigarette al gusto di tabacco, a dispositivi di serbatoio più sofisticati con aromi fruttati, dolci o che richiamano cibi”.