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Data la crescente quantità di prove scientifiche fornite da Cochrane, qualsiasi scienziato o ricercatore che rifiuti di ammettere che le sigarette elettroniche possono aiutare le persone a smettere di fumare rischia di sembrare un sociopatico. Il professor Riccardo Polosa di Catania, fondatore del Coehar Research Center for Smoking Harm Reduction, ha commentato con la consueta franchezza i risultati dell’ultimo aggiornamento della rivista di ricerca sulle sigarette elettroniche di Cochran pubblicata ieri. Considerato il “gold standard” della ricerca scientifica a livello internazionale, l’organizzazione conduce dal 2012 una revisione continua della ricerca scientifica sull’efficacia delle sigarette elettroniche per smettere di fumare. Selezionando 78 articoli scientifici (per lo più studi clinici randomizzati) da un campione di quasi 22.000 partecipanti, Cochrane ha aumentato per la prima volta la validità delle sue scoperte. Le sigarette elettroniche contenenti nicotina sono più efficaci di altre forme di fumo. Ausili per smettere di fumare come gomme da masticare, cerotti e spray. Le prove scientifiche considerate “confidenza moderata” prima della revisione di settembre 2021 sono state classificate come “confidenza elevata” in questo aggiornamento. Allo stesso tempo, gli effetti collaterali sono classificati come minori e tendono a scomparire con l’uso. Anche il professor Fabio Beatriz, Direttore emerito del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e fondatore del Centro per la cessazione del fumo San Giovanni Bosco di Torino, sottolinea l’importanza dei risultati di Cochrane. “Nella pratica clinica, c’erano già prove convincenti dell’utilità delle sigarette elettroniche nel processo di cessazione del fumo”, ha detto alla rivista Sigma. meri medicinali, perché le sigarette elettroniche contribuiscono all’efficacia dell’automedicazione. È ragionevole supporre che Riccardo Striscia Una risposta positiva sembra prendere piede nel Regno Unito, dove le sigarette elettroniche sono già utilizzate come strumento per smettere di fumare dagli operatori sanitari. “Questa recensione rappresenta la sintesi più rigorosa e aggiornata delle prove scientifiche”, ha affermato Sarah Jackson del Tobacco and Alcohol Research Group presso l’University College di Londra. le persone smettono di fumare rispetto alle tradizionali terapie sostitutive della nicotina come i cerotti o le gomme alla nicotina.Ricordando che l’istituto di ricerca ha pubblicato una revisione degli effetti dannosi delle sigarette elettroniche, Jackson conclude: John Britton, professore emerito di epidemiologia all’Università di Nottingham, ha fatto eco: Terapia sostitutiva della nicotina. Pertanto, tutti i fumatori dovrebbero provare le sigarette elettroniche per sbarazzarsi della dipendenza dal fumo”. Sono le parole di Jamie Hartmann-Boyce, professore all’Università di Oxford, direttore del Cochrane Tobacco Control Group e uno degli autori di una ricerca finanziata dall’agenzia britannica Cancer Research. “Dall’avvento delle sigarette elettroniche, sia nella comunità medica che nei media sono sorte molte idee sbagliate che hanno scoraggiato alcune persone dall’usare le sigarette elettroniche per smettere di fumare. Ogni mese, cerchiamo nuove prove come parte di una revisione sistematica di ciò che identifica e riunisce le prove più forti dagli studi scientifici più dettagliati oggi disponibili per rendere le sigarette elettroniche competitive con cerotti, gengive e altro Per la prima volta, abbiamo prove con alta certezza che sono più efficaci della sostituzione convenzionale della nicotina terapia per smettere di fumare.” Ora deve essere accettata dalle istituzioni mediche di tutto il mondo, e non solo nel Regno Unito.

 

Per chi vuole smettere di fumare, passare a prodotti senza combustione consente di ridurre significativamente i danni fumo correlati e nel mondo questo consentirebbe di salvare milioni di vite.  Su questo

principio si basa la teoria scientifica della riduzione del danno (harm reduction) che parte dal seguente assunto      “Si muore per le sostanze tossiche sprigionate durante il processo di combustione, non per la nicotina”.
Le sostanze tossiche contenute nel catrame sprigionato durante la combustione, non hanno un effetto immediato, gli effetti negativi si riscontrano solo dopo anni di fumo di sigarette. E’ molto importante chiarire che la nicotina non è cancerogena e non provoca danni ai polmoni, mentre il catrame aspirato dopo la combustione e’ responsabile di svariate malattie tumorali.
Non vi è dubbio quindi che la sigaretta elettronica e’ un bene prezioso, in quanto principale valida scelta per coloro che vogliono smettere di fumare.

La Commissione ha preso in considerazione di inserire le sigarette elettroniche tra gli strumenti di riduzione del danno da fumo così da prevenire i casi di tumore? Una domanda secca e diretta quella che l’onorevole Pietro Fiocchi (Fratelli d’Italia) ha rivolto alla Commissione europea attraverso una interrogazione. E che al suo interno contiene indirettamente la proposta dell’europarlamentare italiano: prevedere politiche sanitarie di prevenzione ai tumori che tengano conto dell’esistenza dei moderni strumenti di somministrazione di nicotina a rischio ridotto.
Tra le priorità del 2020 rientra infatti la redazione del piano europeo di lotta contro il cancro le cui consultazioni pubbliche sono state avviate all’inizio dell’anno  e a cui ha partecipato anche l’associazione italiana dei consumatori di sigarette elettroniche.

Il concetto di riduzione del danno – spiega Fiocchi – comprende politiche volte a ridurre al minimo gli impatti sanitari, sociali ed economici dei fattori di rischio legati ad alcol e tabacco. Numerosi contributi alla consultazione pubblica sul piano europeo di lotta contro il cancro sono favorevoli ad approcci che mirino a ridurre i danni provocati dall’alcol e dal tabacco mediante politiche di incoraggiamento dell’uso di prodotti a base di nicotina a rischio ridotto come ad esempio le sigarette elettroniche o campagne di sensibilizzazione per un consumo responsabile di alcol. Nonostante l’interesse dei cittadini per la riduzione dei danni, ciò non si riflette nei risultati principali della consultazione pubblica presentata dalla Commissione il 10 settembre 2020“.
La Commissione dovrà quanto prima rispondere ai quesiti dell’onorevole Fiocchi: “Può la Commissione riferire se sta valutando la possibilità di promuovere l’adozione di misure preventive, come ad esempio strategie di riduzione dei danni? Come intende affrontare l’importanza della riduzione dei danni nel piano di lotta contro il cancro, ad esempio raccomandando politiche che incoraggino l’uso di prodotti a base di nicotina a rischio ridotto o campagne di sensibilizzazione per un consumo responsabile di alcol? Durante il processo di consultazione pubblica, la Commissione si è rivolta a gruppi di riflessione in rappresentanza dei consumatori che hanno beneficiato di metodi di riduzione del danno, come l’uso della sigaretta elettronica?”.

Una nuova prova della assoluta non pericolosità del “vapore passivo”, cioè dell’aerosol prodotto dalla sigaretta elettronica per soggetti terzi, arriva da Michael Siegel, professore presso il Dipartimento di Scienze della salute presso la Scuola di Salute pubblica dell’Università di Boston. L’accademico, membro anche del Comitato scientifico internazionale per la sigaretta elettronica, spiega che il Dipartimento per la Salute pubblica della California sta conducendo dei test per sondare la qualità dell’aria nei vape shops dello Stato. Siegel ha ottenuto i risultati del monitoraggio condotto in un particolare negozio, che sgombrerebbe il campo da tutti gli allarmismi.

In questo particolare negozio – scrive il professore sul suo blog The rest of the story – l’indagine è stata condotta in condizioni piuttosto sfavorevoli. Molti dei commessi svapavano durante i test e tredici clienti hanno fatto lo stesso mentre erano in negozio. Non era attivo alcun sistema di ventilazione e a tratti si vedevano nuvole di vapore”. Insomma, condizioni “estreme” che rappresentano un livello di esposizione molto maggiore di altri luoghi pubblici come bar, ristoranti o uffici.
Eppure le analisi parlano chiaro: a parte la formaldeide, presente in quantità coerente ai livelli normalmente presenti nell’aria in condizioni normali, non sono state rilevate altre sostanze tossiche. Niente nicotina, niente diacetile, né acetone, acetaldeide o benzene (per la lista completa rimandiamo a The rest of the story). Insomma, niente che giustifichi l’imposizione del divieto di svapare in luoghi pubblici. E se questi sono i risultati di un’indagine condotta in un luogo saturo di vapore, si può immaginare che valgano per qualsiasi luogo.
E infatti Siegel commenta: “Questo studio prova che in condizioni di vita reali, il vapore passivo non pone alcun rischio significativo per la salute”. Dunque, continua l’accademico che ha dedicato gran parte della sua vita a combattere il tabacco e il fumo passivo, la scienza dimostra che il vapore non danneggia in alcun modo terzi e non vi sono motivi per proibire la sigaretta elettronica nei luoghi pubblici.

Nature, la rivista portavoce del rigore scientifico mondiale, definisce “fandonie” gli attacchi che vengono sistematicamente sferrati alla sigaretta elettronica in nome del principio di precauzione. Lo fa attraverso la pubblicazione di un editoriale di Daniel Sarewitz, Direttore del Consortium for Science, Policy and Outcomes dell’Arizona State University. È la posizione per cui da anni mi batto in Italia insieme a Carlo Cipolla dell’Istituto europeo di Oncologia, Riccardo Polosa dell’Università di Catania e Umberto Tirelli dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano.

Considerati i milioni di cittadini che moriranno per fumo nel prossimo futuro, che senso ha sprecare anni per scoprire i possibili rischi collaterali del vapore della sigaretta elettronica, che sono sicuramente meno gravi del rischio certo del fumo della sigaretta tradizionale, invece di sperimentare subito quella che si prospetta come soluzione ad uno dei più gravi problemi della salute pubblica mondiale? Si chiede Sarewitz.

Il fumo di sigaretta è la prima causa conosciuta di cancro: il solo tumore del polmone provocato dal tabacco uccide due milioni di persone all’anno nel mondo, di cui 40.000 in Italia, senza contare le morti per altri tumori legati al fumo, o per danni cardiocerebrovascolari. La sigaretta è quindi da considerare, per il peso di morte precoce, malattia, disabilità e dolore che porta ovunque si diffonde, una calamità sociale peggiore di una guerra o di qualsiasi epidemia che abbia colpito l’umanità.

Per quarant’anni la comunità medica e oncologica in particolare, si è impegnata per far smettere di fumare, ma ha fallito sostanzialmente perché è rimasta isolata e i governi non hanno mai considerato la lotta al tabagismo una priorità assoluta delle politiche sanitarie e sociali. Recentemente si è tentata allora un’altra via per salvare delle vite che possono facilmente essere salvate: rendere la sigaretta meno pericolosa. Si è arrivati così alla sigaretta senza tabacco. Il tabacco, quando raggiunge la temperatura di combustione, libera ben 13 idrocarburi policiclici cancerogeni, che il fumatore assorbe attraverso i polmoni, insieme ad altre decine di sostanze cancerogene che derivano anche dalla combustione della carta.

Nella sigaretta elettronica il tabacco è sostituito da una soluzione acquosa che contiene glicole o glicerina vegetale, entrambe innocue, integrata da aromi vari. Per facilitare la disassuefazione si può aggiungere una bassa dose di nicotina, anziché assumerla per via orale o transdermica. La sigaretta elettronica è uno strumento efficace per contrastare la gravissima tragedia del cancro del polmone. Se per ipotesi tutti i fumatori di sigarette tradizionali passassero alla sigaretta senza tabacco si otterrebbe a breve una riduzione drastica del cancro polmonare, che nel tempo diventerebbe una malattia rara. Il legame causa-effetto fra sigaretta tradizionale e cancro (oltre che malattie cardiovascolari) è infatti una certezza solida dell’oncologia.

Chiarito questo punto fondamentale, si può discutere sul fatto che la sigaretta elettronica sia anche uno strumento di disassuefazione, come appare dai primi studi internazionali. È inevitabile che la sigaretta elettronica sia invisa alle multinazionali del tabacco e ai produttori e che la loro forza di lobby a livello mondiale si stia indirizzando accanitamente in questa direzione.

Questo non dovrebbe tuttavia spingere istituzioni mondiali e nazionali preposte alla salute dei cittadini a prendere posizioni contro la sigaretta elettronica sulla base di possibili rischi (del vapore, degli aromi e così via) non scientificamente documentati. Come sottolinea anche Sarewitz su Nature, c’è una sproporzione enorme tra un’ipotesi di rischio collaterale e la certezza di provocare un cancro del polmone. L’Istituto Europeo di Oncologia sta elaborando i dati del protocollo sulla sigaretta elettronica (un protocollo internazionale ufficiale, censito dall’ente americano per l’idoneità alle sperimentazioni scientifiche sull’uomo) che ha appena concluso e sarà oggetto di pubblicazione entro fine anno. Nello studio non si è verificato un solo singolo caso di tossicità o effetto collaterale, in presenza invece di una significativa efficacia della sigaretta elettronica senza nicotina nella disassuefazione dal fumo.

Uno studio pilota pubblicato sul Bmc Public Health dall’Università di Catania ha dimostrato l’efficacia e la sicurezza della sigaretta elettronica. Insieme ai miei colleghi, sosteniamo quindi la posizione di Nature e rinnoviamo l’invito, già presentato all’Oms con una lettera firmata da altri 50 scienziati europei e americani, a non criminalizzare la sigaretta elettronica, e non lanciare allarmi e divieti basati su supposizioni, ma al contrario, promuoverne lo studio scientifico e l’utilizzo nella lotta al cancro e alle malattie cardiovascolari.